giovedì, 29 ottobre 2009


Per chi ancora non lo sapesse, quest'anno mi sono iscritta a un corso di taglio e cucito.
Ecco allora, forte di questa nuova passione, oggi sono andata baldanzosa in edicola a comprarmi una rivista dei cartamodelli. Così, per curiosità.
"Buon giorno", faccio io tutta allegra e pimpante "Cerco la rivista *****"
L'edicolante mi guarda peplesso da sopra gli occhiali a mezzaluna, appoggiati in miracoloso equilibrio sulla punta del naso. No, non mi guarda. Mi squadra.
"Come ha detto che si chiama? ****? Mah"
E con queste parole sibilline evapora nel retrobottega. Rumore di scatoloni trascinati.
Comincio a stare inspiegabilmente sulle spine.
Torna, mi butta lì una rivista spiegazzata. E ancora subisco uno sguardo indagatore.

Pago e, uscendo, vengo pure presa da un dubbio. Ma che c'aveva da guardare, quello?  O non è che ho preso la rivista sbagliata? Metti che, puta caso, c'è -chennesò io- una rivista porno con lo stesso nome: te credo che quello me squadrava!

Cerco allora un angolino tranquillo sotto un portico che promette discrezione e tiro fuori il mio tesoro per accertarmi furtiva del contenuto.
Alla fine, era davvero una rivista di cartamodelli.
In quarta di copertina, però, una pubblicità da lasciare basiti. A tutta pagina, UN'IMMENSA PUBBLICITA' DI UN ADESIVO PER DENTIERE.
Al che, mi son chiesta. Ma che razza di target ha in mente, l'Editore?? Che c'ho manco trent'anni, santa pace. L'adesivo per le dentiere se lo metta sua nonna. Tzk tzk.

Son state alla fine le mie colleghe. A dirmelo. A farmi notare. Che di solito. Al limite. Le trentenni. Comprano Vogue. Grazia. Io donna. Cioè.
Che forse. A comprare. Le riviste di cartamodelli.
Son giusto le nonne.

Con la dentiera.

Sob.

Per dovere di completezza, riporto la peraltro raccapricciante didascalia dell'immagine pubblicitaria. Che ritrae un uomo che regge le redini di un cavallo (e vi sfido, saputelli, a capire a colpo d'occhio cosa reclamizzi una simile foto).
Beh. Alla faccia del coraggio : "I primi tempi con la dentiera ero a disagio e lo sentiva anche il cavallo. Poi ho scoperto Polident Equilibrio. E se dobbiamo saltare un ostacolo, lo saltiamo insieme".
Ma che, lo baciava in bocca, il cavallo???

L.

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giovedì, 08 ottobre 2009

L'altro giorno stavo impaginando un elenco di riviste giuridiche.
Beh, hanno dei nomi eccezionali: Il Foro Ambrosiano, Giurisprudenza piemontese (nessuno mi dissuade in merito alle loro tendenze cripto-leghiste: perchè non ci dev'essere un'altrettanta Legalità Lucana? o la Toga Cosentina? mah), la Settimana Giuridica (certo ricca in sciarade e cruciverba), e infine il mio preferito.
Vita Notarile.
Commovente. E io già mi immagino falangi di austeri notai sabaudi con orologi d'oro che spuntano dal taschino della veste da camera a scacchi, che consultano le annate con le ultime grida  ("Varato lo Statuto Albertino!!" o anche il numero speciale "Incredibile novità nella giurisprudenza: Hammurabi proclama un rivoluzionario Codice") stropicciando compiaciuti maestosi baffoni alla Cecco Beppe.
Ma, dico io, ma vi sentite pronti a rinunciare a una tal lettura? Certo pregna di spunti sfavillanti brio e gaiezza? Io no, proprio mi dovrei far violenza.
Ecco, io son pronta ad abbonarmi, ad una simile meraviglia.
 L.

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domenica, 04 ottobre 2009

Oggi ero in centro con A., che ha ricevuto il distintivo di rame dall'AVIS ed era così fiero, ma così fiero che ha dichiarato che non mancherà mai di appuntarlo sul pigiama ogni santa sera.
A un certo punto lo stavo aspettando fuori da un negozio con le biciclette. La mia fida Camilla faceva, come sempre, bella mostra dei suoi sette allegri girasoli sul cestino.
Passa un gruppo di turisti dichiaratamente bergamaschi dal leggiadro accento che sfoggiavano.
Uno di loro, bello anzianotto, si ferma ad ammirare Camilla. Poi guarda me, mi sorride, guarda ancora la bici e io penso, ecco, ho fatto colpo, adesso mi dice di sicuro qualcosa di gentile. E in effetti era certo suo intento. Tradito però dalla sua provenienza geografica è riuscito solo a dirmi (a voce altissima)
"POTA CHE BELLA BICI!!!!!".
S'è voltata mezza piazza Antenore...
L.

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domenica, 06 settembre 2009

L'altro giorno pensavo a mia nonna. Che io ho tanti, e bellissimi ricordi legati a lei. Quando ero piccola ho passato infiniti sabati sera dormendo a casa sua, e mi faceva sempre per cena le cose che mi piacevano e a volte andavamo invece in centro a mangiare la pizza solo noi due e anche a capodanno ci facevamo sempre le pappe buone e poi invariabilmente io mi addormentavo sul divano e lei mi svegliava poco prima di mezzanotte in tempo per il conto alla rovescia e il brindisi. E me la rivedo, mentre mi prepara il semolino nella cucinetta stretta di Trento o fa parole crociate seduta al posto suo al tavolo di Maccagno.

E pensavo che già mi manca, che anche se c'è ancora in realtà non c'è più. E che forse sono ricordi banali, che più o meno tutti hanno o hanno avuto una nonna che gli faceva per cena proprio i piatti preferiti. Ma insomma, ecco. Io la auguro a tutti, una nonna così.

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L.

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venerdì, 28 agosto 2009


Ebbene, siamo tornati. Dopo venti giorni a spasso per Cuba io, A., mio fratello Traminer, Demonia e Cipollo siam tornati in este loco primo mundo (questo pazzo primo mondo, come indicato polemicamente dai cartelloni sparsi per le strade dell'isola, che sottolineano come il primo mondo consumi da solo l'80% delle risorse mondiali).

Cuba è un posto contraddittorio e affascinante, dove tutti sorridono e ballano, sudano e fumano, bevono e sputano. Fidel è tuttora un mito nazionale, “statista encommensurable”, e Che Guevara onnipresente e vivissimo nel ricordo.

Nell'impossibilità di riassumervi tutta la vacanza, i mohito, i sigari, gli ossessivi frijoles (i fagioli neri che stanno alla base della loro alimentazione), la birra Cristal (diventato nuovo nume totemico di Traminer), la pissa de quesssso e il caldo allucinante, vi racconto solo una scenetta che, secondo me, rende bene lo spirito della vacanza.

Un giorno siamo andati tutti e cinque a visitare il cimitero dell'Havana. Chiaramente siamo riusciti a incontrare pure un funerale. Visto che Cipollo era incuriosito dalle strane manovre che vedeva, Traminer ha pensato che fosse il momento di impartire una lezione di vita al pargolo, chè certe cose è meglio cominciare a spiegargliele quando son piccoli. Respirone e via, si siede vicino a Cipollo e comincia a parlagli:

Traminer: “Vedi amore, adesso bisogna parlare piano piano e non si può correre e saltare”

Cipollo: “Perché papà?”

T.: “Per rispetto: vedi quelle persone che sono silenziose e un po' piangono? Sono tristi perché una persona a cui volevano bene, probabilmente un nonno vecchietto vecchietto, è morta. Sai cosa vuol dire morto, amore?”

C.:”No. Cosa vuol dire?”

T.”Vuol dire che è andato a fare una nanna lunga lunga. Il vecchietto forse una sera è andato a letto e non si è più svegliato. Allora loro sono un po' tristi e adesso l'hanno portato a dormire in una di queste casette piccoline bianche bianche e lo lasciano qui a fare la nanna tranquillo”.

C.”Ma prima o poi si sveglia?”

T. “No, non si sveglia più dalle nanne, ma va su in cielo e diventa una stellina luminosa”


Al che, Cipollo assume un'aria pensosa, si siede su un gradino, appoggia le manine sulle ginocchia e resta un po' a meditare con le sopracciglia aggrottate. Traminer tira un sospirone e pensa, Evvai, ce l'ho fatta: e intanto, la vita e la morte le abbiamo sistemate!


Dopo un attimo Cipollo lo guarda e gli fa: “Ah Pà”

“Dimmi, amore”

“Ma il vecchio. Ma chi l'ha schiacciato??”

...

 

Per la cronaca, l'uomo nella foto è Camilo Cienfuegos. Era uno dei rivoluzionari del 1959, amico di Fidel e del Che. Morì in un misterioso incidente aereo pochi mesi dopo la vittoria della Rivoluzione; qui non lo conosce nessuno ma lì è venerato quasi quanto il Che. In particolare, vi segnalo due bellissime canzoni di Carlos Puebla, una dedicata appunto a Camilo e una, celeberrima, dedicata al Che. Cliccate sui nomi.

Baci baci

 

Lucy


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venerdì, 24 luglio 2009


Ci son cose talmente vecchie, che poi -voilà- diventano nuove.

Nello specifico, sto parlando della salsa di pomodoro fatta in casa. Ok, una salsa non è nè giovane nè vecchia, ma nella mia testa fare la salsa di pomodoro in casa partendo dai san marzano belli maturi è una cosa che evoca immagini di un tempo che fu, di famiglie allargate, di rubizze casalinghe pugliesi che fanno decine di litri di sugo mentre i figli si alternano al passaverdure.
Ecco, io -saranno le origini nordiche - confesso che fino a qualche giorno fa, non l'avevo fatta mai, chè la comodità dei pelati in lattina non è da sottovalutare.
E invece, l'altro giorno ho raccolto le informazioni tattiche da una collega -calabrese, infatti- e poi a casa mi son messa a bollire, schiacciare, assaggiare, salare.
E che meraviglia il risultato! Dolce, vellutata, nessun paragone con la versione in lattina.
E mentre assaggiavamo il sugo ancora caldo con qualche culetto di pane, A. mi raccontava come quel gusto gli ricordasse la pummarola che faceva sua nonna in Sicilia quando era bambino.
E a me invece, non ricordava niente. Niente di niente. Un gusto nuovo. Nuovissimo.
Un gusto antico che a me faceva ballare da quanto era inedito.
Bizzarro.

S.

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lunedì, 06 luglio 2009


Ebbene, la gita è stata particolarmente bizzarra. Tralasciando la cronistoria dei mille vaporetti presi, dell'assalto di zanzare mannare e delle spalle scottate direi che.
Il posto dove abbiamo dormito era molto buffo. Gestito dal circuito Arci, si mangiava solo vegetariano e solo quello che la cuoca marocchina proponeva. Però tutto buono. Abbiamo fatto conoscenza con una coppia sui generis. Di mezz'età, lui operaio fiat di Torino. Lei psicologa. Peruviana. Particolare inquietante, girava sempre con un peluches. Di un pinguino.  Che le assomigliava pure. Ma quando dico sempre, intendo dire sempre.
Li abbiamo anche incontrati due volte su due vaporetti. Il pinguino era sempre seduto in braccio a lei. O su un sedile suo personale, ma solo se c'era poca gente. Un pinguino educato, insomma.
Lui, lei, l'altro.
Mah.
Poi siamo andati alla Biennale. Solito clima da Biennale di gente elettrizzata+gente confusa+bambini annoiati+persone che si siedono sulle installazioni pensando siano semplici sedie+quelli che cercano il bagno senza successo.
Come sempre, cose curiose e cose bizzarre.
Tra quelle bizzarre, la stanza dei rocchetti

rocchetti
quella dei dirigibili
dirigibili
e quella delle ragnatele in cui mi sono persa.

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Concludo con una foto di due tenere vecchiette muranesi, fotografate mentre, passettin passettino, facevano il giro dell'isolato (ma come si chiamano gli isolati di Venezia e dintorni??)
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Ah sì, a Murano abbiamo anche fatto la conoscenza di tre indigeni. Operai tutti tatuati, erano seduti accanto a noi ai tavolini del bar di un campo. Facevano discorsi bizzarrissimi, comprese confidenze sul Salone dell'Erotismo di Bologna (se ho capito bene), sussurando che Ghe s'è le pornostar! E se te gh'è a' cicoria (con eloquente gesto dei soldi), e' leva anche e' strassette!!  Noi stavamo per morire dalle risate.
Ci ha solo distratto un vecchio che ha attraversato la piazza emettendo sonorissimi ed inconfondibili boati intestinali. Quello non l'abbiamo fotografato.
Poi non avrebbe reso.

Omaggi.

L.









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giovedì, 02 luglio 2009

Per la serie, l'inconsueto è dietro l'angolo.
Questo fine settimana io e A. andiamo a Venezia. Anzi no, manco per piffero. Che a Venezia ci siamo già stati mille volte.
Stamattina ci siam detti, andiamo a fare un giro per le isole minori della laguna? Detto fatto, in pausa pranzo sono andata a comprare una guida di Venezia, spulciando siamo riusciti a trovare indirizzi in zone meno scontate e tempo mezz'ora avevamo anche prenotato una stanza a Sant'Erasmo. Isola degli orti di Venezia, a quanto pare. Davanti a Murano-
Ecco, e allora per noi questo fine settimana andare a Venezia vorrà dire girare in bicicletta per gli orti di questa buffa isola (è grande praticamente quanto Venezia ma ci sono 750 abitanti...) e poi vedere se ci aprono il monastero a San Lazzaro degli Armeni o fare quattro passi nell'oasi naturalistica di Ca' Roman o sui muraglioni di Malamocco.
Ecco.
Sappìtelo.
L.

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martedì, 02 giugno 2009

A. a me fa ammazzare dalle risate. Pure ora che conviviamo da un anno, ci son volte che tira fuori delle cose che mi fanno rotolare dal ridere o restare basita dalla sorpresa. Questa, in particolare, ha ottenuto entrambi gli effetti.
Già parecchio tempo fa, scatenò grandi risate (c'erano pure testimoni Traminer, la Demonia e Ordep) quando ci spiegò che lui, in realtà mica voleva fare l'archeologo. Quella, era solo la Seconda Via.
Lui voleva fare medicina. Ma non, in effetti, per fare davvero il medico. Lui voleva fare il medicina solo per poter fare la tesi.
In pratica (per i pochi che non lo sapessero , lui è un fan dei Queen. Più che sfegatato, ossessivo-compulsivo direi) la tesi dei suoi sogni sarebbe stato uno studio sulle modifiche della voce di Freddie Mercury dovute all'AIDS, partendo dalle registrazioni dei vari album nei vari anni. Peggio: lui è in grado di datare la registrazione di una qualunque canzone dei Queen in base al timbro della voce (e lui capisce a che stadio era la malattia. O così afferma...). Qui si aprirebbero, invero, infinite digressioni psicologiche sul transfert d'affetto che A. ha operato a causa della morte di Freddie: non potendopiù  riversare su di lui il lago Balaton di affetto che A cela nel suo cuore, si è trovato a riversarlo sul chitarrista dei Queen, Brian May. Ciò implica che lo sogna spesso, e lo ama, e gli scrive email sul suo sito ufficiale e, dulcis in fundo (forse mi lascerà per aver rivelato simili torbidumi del suo mondo interiore), quando va in qualunque aereporto, si guarda disperatamente in giro sperando di incontrarlo per caso. Una volta, mi ha persino detto, Ma io ti voglio bene solo perchè hai i capelli neri ricci come Brian. Stavo per tirargli una ciabatta in testa quando Britta ha commentato serafica "Pensa se amava Phil Collins".
Detto questo, qualche sera fa, ne ha tirata fuori un'altra sulle tesi di laurea che si duole di non aver fatto.
Questa è di antropologia e si intitola L'uomo senza cappello. Ovvero, le modifiche intervenute nella società europea a seguito -e anche a causa - del mutare delle mode dagli anni Trenta in poi, con la scomparsa dell'uso quotidiano del cappello nell'abbigliamento.
Così, tra un sorso di birra e l'altro.
Ma chi l'ha detto che la vita a due è monontona?!


Inutile.
Inutile che vi specifichi il soggetto della foto.

L.

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venerdì, 01 maggio 2009

Oggi ho fatto le pulizie. E questa, riconosco che non è una gran notizia.

Però, dopo averle fatte, mi sono seduta mezz'ora in terrazza. O meglio, sulla terrazza; nel senso che, non avendo voglia di pulire le sedie di plastica (una volta mi hanno spiegato la storia del livello di entropia nell'universo; io, chiaramente, non l'ho capito, ma mi par di avere intuito che non vanno fatte troppo pulizie. Credo), mi sono seduta per terra, sui mattoni caldi.

E pensavo. Che adesso la buona vecchia Lamù se ne va da Padova. Ed è un po' un colpo. Che a pensarci, nella mia testa Lamù e Padova sono indissolubilmente legate da dieci anni. E, pur con mutate circostanze e con l'intervallo romano, ha sempre fatto parte della mia quotidianità. E sarà dura, sapere che non è più a portata di spritz, chiacchiere, passeggiate, consigli, ceretta, riflessi per i capelli e riflessioni cosmiche.

E m'è venuto un po' di magone, al pensiero che -probabilmente- non ci succederà più di vivere nella stessa città, e quindi cambia tutto-parecchio-per sempre.

Poi però, ho alzato lo sguardo e ho sorriso. Che prima di partire, mi ha ceduto un sacco delle sue piante. Un olivo. Un'aloe, che però è in prestito (quando avrà casa, la rivuole). Due piante grasse. E io le ho messe in terrazza, vicino a Beatrice e Camilla e mi sa che dopo l'iniziale diffidenza hanno anche già fatto amicizia. E ho pensato allora, che in fondo va bene così. E ognuno c'ha la sua, di strada da fare. E anche la lontananza, che certo ha un suo peso, è una cosa con cui in fondo si può imparare a convivere.

Basta avere l'accortezza di lasciare qualcosa dietro di sé quando si va via, come Pollicino. Sorrisi. Ricordi. Qualche pianta.

Abbracci botanici a voi tutti.


L.

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mercoledì, 01 aprile 2009

Di solito io vado in brodo di giuggiole per le targhe in italiano arabescato.

L'altro giorno però mi son fatta una risata per il motivo opposto.

Su porta Altinate ho notato -dopo esserci passata un'infinità di volte, ovviamente- una targa a dir poco fulminea.

"Porta espugnata. Ezzelino vinto". E la data.

Ora, confesso di ignorare quasi del tutto le coordinate storiche della vicenda. Ma, dico io, avete combattuto? Avete vinto? Ci sarà pure scappato il morto, no? Il contuso, suvvia.

Embè? Che vacche magre!

Almeno du' cosette a commemorare l'impresa! Un "con ardimentosa audacia e sovrano sprezzo delle nemiche alabarde". Oppure "levando alto grido di pugna, inane si difesero".

Che vi faceva male il braccio a scalpellare?

Mannaggia alla sintesi!

L.

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sabato, 21 marzo 2009

Che voi forse non lo sapete, ma io ho fondato fior fior di Associazioni. Ecco, in effetti non si può dire contino molti iscritti, ma insomma come si dice pochi ma buoni.

Tipo, ho fondato l'Associazione Internazionale per la Difesa del Punto e Virgola. Mannaggia, non lo usa più nessuno!! E a me piace tanto, con quella sospensione indefinita, quel brivido leggero lungo la schiena, quel camminare in bilico tra il lampo di una virgola e l'innegabile tonfo di un punto. Inutile sottolineare il plus-valore che gli deriva dall'essere stato inventato da Aldo Manuzio. Mica Bobby Solo, dico io. E allora, di nascosto, con azione lampo e certo clandestina, quando faccio la correzione delle bozze dei libri che sto lavorando, spargo a punti e virgola a man bassa a ogni pagina, senza pietà per nessuno. Poi qualcuno me lo cassano pure, ma provate a trovarli tutti! Tiè.

Io sono, chiaramente, Fondatore, Presidente, Segretario generale a vita e Gran Califfo in pectore dell'associazione. E poi c'ho sei-sette soci. Ma fedeli, eh! Il buon A., ovviamente ha sempre la tessera numero uno, che non si esime mai e a volte mi chiedo perchè e poi mi trovo la risposta da sola e rido sotto i baffi.

Poi ho fondato il Club di Protesta per la Metrica Truffaldina nelle Italiche Canzoni. Che se c'è una cosa che mi insusta è quando nelle canzoni barano gli accenti delle canzoni per far tornare la metrica. Un esempio? In Samarcanda di Vecchioni ci sono due versi che fanno "Ho cantato insieme a te tutta la notte/ corri come il vento che ci arriverà" ma per far tornare la metrica nel primo verso, sei costretto ad accentare "tuttà la notte". Che voi dite, nient'altro da fare, Lucy( in trentino "te gh'è bon temp")? E c'avete ragione, ma io dico Santa pace, fai il cantautore? Sì. Cosa devi fare quindi nella vita? Scrivere parole e musica e farli andare a braccetto. E allora, Maria Stuarda, fallo bene e non barare che è come uno che fa il portiere e inchioda con le assi mezza porta. Oh.

Detto questo, son mica tarda. Ho già messo nel conto che una certa percentuale di voi, dopo aver letto questo post, non sarà più esattamente desiderosa di frequentarmi (chi non ha già smesso di farlo, intendo dire).  Chi invece fosse smanioso di tesserarsi, basta dirlo. Riceverete a giro di posta Tessera+Bacio in fronte.

Saluti.

Lucy

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domenica, 15 marzo 2009

 

Mi sono resa conto l'altro giorno che negli ultimi tempi m'è venuta una gran curiosità delle vicende passate della mia famiglia.

Qualche settimana fa son persino andata in uno sperduto paesino della campagna veneta a cercare la tomba della mia bisnonna. E l'ho trovata, ma il nome era scritto in modo strano. Si chiamava come me, con un'h di più ma non in fondo, come al limite ci si potrebbe aspettare, ma dopo la S. E allora ho pure telefonato a mia mamma, e a mio zio, e a mia nonna, per sapere come mai. E poi mi son fatta mostrare l'albero genealogico fatto qualche anno fa da un altro zio tachentissimo, che ha pure scassato i cabasisi ai parenti emigrati in Australia perchè completassero i rami di loro pertinenza con tutti gli ultimi nati.

E poi mi son fatta mostrare le foto di quando mio nonno era bambino e dei suoi fratelli e sorelle e le zie zitelle che gestivano l'ufficio postale del paese e sapevano i fatti di tutti, e una loro sorella che aveva una gioielleria e quando le portavano un orologio da aggiustare lei lo scuoteva vicino all'orecchio e poi diceva immancabilmente Tzk tzk, qui è partito il bilanciere. Pure se era rotto il vetro, che tanto il bilanciere era il pezzo più caro da sostituire. E poi pure il proto-prozio (ho perso il filo, non so più chi fosse), che andò in guerra nel '15-18 e si annoiavano talmente nelle trincee sul Carso (quando non andavano agli assalti alla baionetta) che lui e i suoi commilitoni fecero una colletta e poi lui andò in permesso a Bassano a comprare un organetto così canta che gli passa. E il nonno di mia madre, che quando lei era piccola, ogni anno quando c'era sul Monte Grappa la messa per i caduti della Prima Guerra le diceva, Domani ci alziamo presto e andiamo insieme alla messa dei miei amici caduti. E poi si alzavano all'alba, partivano e lui perdeva sempre la strada e arrivavano sempre a messa finita. Ma SEMPRE vuol dire SEMPRE. Ogni santo anno. Non l'hanno mai vista, quella messa. E allora pensi, forse lui in fondo al cuore, non se la sentiva davvero di andare a quella commemorazione e alla fine, com'è come non è, finiva sempre per sbagliare strada e arrivare tardi.

E mi perdo ad ascoltare queste storie, e mi sembrano cose che messe tutte in fila farebbero una specie di Cent'anni di solitudine in tocio veneto.

E invece l'altro ramo della famiglia ha pure delle memorie scritte da mio nonno. Che con spirito pratico, pazienza e lungimiranza, prima di morire scrisse un tomo sulla sua vita. Il secondo lo fece scrivere a mia nonna sulla sua di vita e poi ne scrissero credo altri due o tre sugli eventi della loro vita in comune. Mica con velleità editoriali ma così, per lasciare testimonianza ai nove figli. E mio padre li ha pure salvati, 'sti tomi, che quando c'è stata la spartizione dell'eredità lui se li è fatti dare e li conserva.

Che dico, santa pace, io ho il sangue di tutte queste persone, e allora sarà meglio sapere di che ingredienti son o impastata, no? E metti che un giorno pure Cipollo lo voglia sapere, sarà bene essere attrezzati.  Che quello già si vede, che ci sparerà le domande in faccia come pallottole.

Mica possiam fare la figura dei gnampi, dico io.

Ecco.

L.

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giovedì, 05 marzo 2009

Beh, insomma. Pure qui a Padova in epoca fascista vennero sventrati dei quartieri medievali (un po' come per la costruzione di via della Concilizione a Roma o di piazza Italia a Trento).

A. andando per biblioteche ha trovato riportata la motivazione delle demolizioni che si volevano fare per creare lo spiazzo di piazzale Insurrezione.

Sentite qui come vengono definite quelle zone: "cupi angiporti ove Venere Pandemia stracca le reni ai nipoti di Antenore".

Rileggetelo per cortesia, e commuovetevi.

BELLISSIMO!!!! Tutto per dire che ci stavano le signorine?

L.

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martedì, 20 gennaio 2009

E infine quest'ultima. Si lo so, è un oggetto raccapricciante
Che quando uno dei tuoi cari mette su casa, minimo minimo che gli fai un regalo, no?
Ecco, quello che vedete è il contributo di mio fratello all'arredamento della maison.
Un Urlo di Munch gonfiabile alto mezzo metro.

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Poi c'è quest'altra, che testimonia (anche ad Ale che fa sempre lo splendido) che anch'io ho un glorioso passato da sportiva subacquea.

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Che ho visto Hobbes.
E Hobbes mi fa, Ma lo sai che puoi caricare le tue foto sur bloggo adesso?
E io je faccio, Maddài!
E allora mò ve beccàte pure le foto.
Per stasera, spizzichi di casa.
Intanto, la mitica foto dei tassisti di Abano, che mi fa guardano dal muro della camera
 

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domenica, 11 gennaio 2009

Ultimamente, io e A. abbiamo scoperto un locale nuovo. Che nuovo si fa per dire, visto che esiste da quasi cinquant'anni. E' una trattoria un pò in campagna dova fanno pesce buono a prezzi onesti.

La cosa però che ci fa ammazzare dalle risate sono Loro. Gli Osti. Sembrano Mangiafuoco e signora. Peseranno un quintale l'uno e si aggirano per i tavoli goffi, ironizzando sulle pretese degli avventori (Ancora pan? Ma se' pèzo dei muràri! Trad. per i non veneti: Volete ancora pane?? Ma siete peggio dei muratori!!) e scansando il cane che si accuccia sotto i tavoli e talvolta sopra le sedie.

Dire che sono rùsteghi è decisamente un eufemismo. Le si aggira enorme sbocconcellando sempre qualcosa quando esce dalla cucina e rimbrottando il marito che non sta mai zitto e intrattiene gli ospiti raccontando aneddoti spinti, storielle sulla vecchia Padova e facezie di ogni tipo. Ieri, per dire, avevano fatto della carne alla griglia e c'era in sala un fumo incredibile. A. allora, notevolmente brillo, ha apostrofato l'oste dicendo "Ma no 'a gh'avì 'a cappa??" (Ma non avete la cappa?).

E l'oste: "Non stà dirmeo! Se 'a taco, vien un vento de l'ostrega e ciùcia su tutto 'l caldo!". (Non parlarmene! Se la attacco, viene un sacco di vento in sala e porta via tutto il calore). Dopo un attimo la avvia e infatti le tovaglie sventolano e cominciano a  brinarsi i vetri delle finestre...

Insomma, un posto così.

Per ora ci siamo stati solo in inverno. D'estate però hanno i tavoli sotto una pergola di vite e si cena all'aperto.

Si accettano prenotazioni da chi venisse a trovarci...

L.

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martedì, 06 gennaio 2009

L'inizio d'anno è spesso occasione di bilanci. Io ne ho fatti pochi, a dire il vero, che le somme si tiravano da sole. Diciamo che se molte delle persone sentite per gli auguri in queste settimane hanno commentato su quest'anno appena passato Anno bisesto anno funesto, beh io invece non posso che augurarmi un 2009 uguale al 2008. Sotto tutti i punti di vista.

A voi tutti, che siate in attesa di un anno che vi riscatti dalle sfighe degli ultimi 12 mesi o che siate invece soddisfatti come me, un abbraccio.

Peraltro, ho appena deciso che d'ora in poi, i bilanci si faranno ogni 22 marzo.

Così, tanto per cambiare.


Lucy.

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domenica, 02 novembre 2008

Che tutti ultimamente mi dicono, Ma non scrivi più, e poi mica nessuno si spreca a commentare.
E questo era il titolo,  non di un film di Lina Wertmuller ma di questo post.

Ci pensavo, l'altro giorno mentre passeggiavo sotto l'ombrello, che se devo essere onesta. Se devo essere onesta, finisco per ammettere che c'ho dei gusti musicali raccapriccianti.
Nel senso, ok,  oltre a molto De Gregori che non vale perché è un po’ endemico in famiglia, ascolto i classici BattiatoGucciniDeAndrèGaberCapossela che certo si salvano ma in fondo piacciono alla maggioranza degli italiani.
Il problema è cosa ascolto quando non ascolto i cantautori.
Ecco, la verità è che a me fa impazzire la musica degli anni '60 e '70. E direte voi, vabbè ma infatti facevano musica eccezionale all'epoca. Ecco, a me però piace la musica non eccezionale. Mi spiego, io non ascolto i Pink Floyd, i Doors, i Rolling Stones.
Che il buon Ordep, che c'ha una cultura musicale in materia con le contropalle, ha pure provato a passarmi dei ciddì. Ma io, non solo non li ascolto, ma mi fanno pure paura.
La verità, è che io vado in brodo di giuggiole per cose come Paul Anka (presente quello di Oh Carol?). Harry Belafonte. I Platters. Gloria Gaynor. E, fra gli italiani, cose francamente imbarazzanti.
Al mattino, per dire, io  accendo sempre su Radio Birichina, una di quelle classiche radio locali dove la gente chiama per dedicare le canzoni. Il problema numero uno è che a Radio Birichina dedicano musica piuttosto sconcertante per chi abbia meno di cinquant'anni. Cose tipo Non ho l'età di Gigliola Cinquetti, Montagne verdi di Marcella Bella, Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri. E qui scattano insieme il problema numero due e numero tre, e cioè che io non solo non cambio stazione ma che, in fondo, mi piacciono  da pazzi quelle canzone e le canto a squarciagola sculettando mentre mi lavo i denti.
Non so se rendo, sono arrivata a cantare entusiasta canzoni di Al Bano e Romina, l'Equipe 84, i Camaleonti, ma anche Nilla Pizzi (e qui scivoliamo addirittura verso gli anni '50), Mudugno, Little Tony, i Dik Dik, Mal dei Primitivs.
E mi sgrido da sola, e mi dico, "Cazzo Lucy, ma queste sono cose che dovrebbero uscire dal cassetto di ricordi dei tuoi genitori, mica è normale che piacciano a te! Conosci tuoi coetanei che ascoltino simili fetecchie?" E allora resto profondamente contrire per 4-5 minuti, e poi poi mi mettono a tradimento Rocky Roberts e allora va a finire che faccio le scale cantando tutta contenta Stasera mi buttooooo.
Che in fondo, anche le canzoni più lagnose di quel periodo mi ricordano quell'Italietta provinciale ingenua e di buoni sentimenti, le foto dei ragazzi in Vespa con i calzini bianchi, le ragazze con i capelli tutti cotonati e la voglia di lasciarsi alle spalle gli stenti del dopoguerra, e l'idealismo che finì per convogliare nel '68 e le donne che l'utero era loro e  gli hippy flower power, che se penso a tutte queste cose insieme poi mi commuovo e stono sulle note di Tutta mia la città.
Un de-ser-to che co-no-scoooooo…

L.

Postato da: sachertorte a 18:04 | link | commenti (7)