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L'altro giorno pensavo a mia nonna. Che io ho tanti, e bellissimi ricordi legati a lei. Quando ero piccola ho passato infiniti sabati sera dormendo a casa sua, e mi faceva sempre per cena le cose che mi piacevano e a volte andavamo invece in centro a mangiare la pizza solo noi due e anche a capodanno ci facevamo sempre le pappe buone e poi invariabilmente io mi addormentavo sul divano e lei mi svegliava poco prima di mezzanotte in tempo per il conto alla rovescia e il brindisi. E me la rivedo, mentre mi prepara il semolino nella cucinetta stretta di Trento o fa parole crociate seduta al posto suo al tavolo di Maccagno.
E pensavo che già mi manca, che anche se c'è ancora in realtà non c'è più. E che forse sono ricordi banali, che più o meno tutti hanno o hanno avuto una nonna che gli faceva per cena proprio i piatti preferiti. Ma insomma, ecco. Io la auguro a tutti, una nonna così.

L.

Ebbene, siamo tornati. Dopo venti giorni a spasso per Cuba io, A., mio fratello Traminer, Demonia e Cipollo siam tornati in este loco primo mundo (questo pazzo primo mondo, come indicato polemicamente dai cartelloni sparsi per le strade dell'isola, che sottolineano come il primo mondo consumi da solo l'80% delle risorse mondiali).
Cuba è un posto contraddittorio e affascinante, dove tutti sorridono e ballano, sudano e fumano, bevono e sputano. Fidel è tuttora un mito nazionale, “statista encommensurable”, e Che Guevara onnipresente e vivissimo nel ricordo.
Nell'impossibilità di riassumervi tutta la vacanza, i mohito, i sigari, gli ossessivi frijoles (i fagioli neri che stanno alla base della loro alimentazione), la birra Cristal (diventato nuovo nume totemico di Traminer), la pissa de quesssso e il caldo allucinante, vi racconto solo una scenetta che, secondo me, rende bene lo spirito della vacanza.
Un giorno siamo andati tutti e cinque a visitare il cimitero dell'Havana. Chiaramente siamo riusciti a incontrare pure un funerale. Visto che Cipollo era incuriosito dalle strane manovre che vedeva, Traminer ha pensato che fosse il momento di impartire una lezione di vita al pargolo, chè certe cose è meglio cominciare a spiegargliele quando son piccoli. Respirone e via, si siede vicino a Cipollo e comincia a parlagli:
Traminer: “Vedi amore, adesso bisogna parlare piano piano e non si può correre e saltare”
Cipollo: “Perché papà?”
T.: “Per rispetto: vedi quelle persone che sono silenziose e un po' piangono? Sono tristi perché una persona a cui volevano bene, probabilmente un nonno vecchietto vecchietto, è morta. Sai cosa vuol dire morto, amore?”
C.:”No. Cosa vuol dire?”
T.”Vuol dire che è andato a fare una nanna lunga lunga. Il vecchietto forse una sera è andato a letto e non si è più svegliato. Allora loro sono un po' tristi e adesso l'hanno portato a dormire in una di queste casette piccoline bianche bianche e lo lasciano qui a fare la nanna tranquillo”.
C.”Ma prima o poi si sveglia?”
T. “No, non si sveglia più dalle nanne, ma va su in cielo e diventa una stellina luminosa”
Al che, Cipollo assume un'aria pensosa, si siede su un gradino, appoggia le manine sulle ginocchia e resta un po' a meditare con le sopracciglia aggrottate. Traminer tira un sospirone e pensa, Evvai, ce l'ho fatta: e intanto, la vita e la morte le abbiamo sistemate!
Dopo un attimo Cipollo lo guarda e gli fa: “Ah Pà”
“Dimmi, amore”
“Ma il vecchio. Ma chi l'ha schiacciato??”
...
Per la cronaca, l'uomo nella foto è Camilo Cienfuegos. Era uno dei rivoluzionari del 1959, amico di Fidel e del Che. Morì in un misterioso incidente aereo pochi mesi dopo la vittoria della Rivoluzione; qui non lo conosce nessuno ma lì è venerato quasi quanto il Che. In particolare, vi segnalo due bellissime canzoni di Carlos Puebla, una dedicata appunto a Camilo e una, celeberrima, dedicata al Che. Cliccate sui nomi.
Baci baci
Lucy







Oggi ho fatto le pulizie. E questa, riconosco che non è una gran notizia.
Però, dopo averle fatte, mi sono seduta mezz'ora in terrazza. O meglio, sulla terrazza; nel senso che, non avendo voglia di pulire le sedie di plastica (una volta mi hanno spiegato la storia del livello di entropia nell'universo; io, chiaramente, non l'ho capito, ma mi par di avere intuito che non vanno fatte troppo pulizie. Credo), mi sono seduta per terra, sui mattoni caldi.
E pensavo. Che adesso la buona vecchia Lamù se ne va da Padova. Ed è un po' un colpo. Che a pensarci, nella mia testa Lamù e Padova sono indissolubilmente legate da dieci anni. E, pur con mutate circostanze e con l'intervallo romano, ha sempre fatto parte della mia quotidianità. E sarà dura, sapere che non è più a portata di spritz, chiacchiere, passeggiate, consigli, ceretta, riflessi per i capelli e riflessioni cosmiche.
E m'è venuto un po' di magone, al pensiero che -probabilmente- non ci succederà più di vivere nella stessa città, e quindi cambia tutto-parecchio-per sempre.
Poi però, ho alzato lo sguardo e ho sorriso. Che prima di partire, mi ha ceduto un sacco delle sue piante. Un olivo. Un'aloe, che però è in prestito (quando avrà casa, la rivuole). Due piante grasse. E io le ho messe in terrazza, vicino a Beatrice e Camilla e mi sa che dopo l'iniziale diffidenza hanno anche già fatto amicizia. E ho pensato allora, che in fondo va bene così. E ognuno c'ha la sua, di strada da fare. E anche la lontananza, che certo ha un suo peso, è una cosa con cui in fondo si può imparare a convivere.
Basta avere l'accortezza di lasciare qualcosa dietro di sé quando si va via, come Pollicino. Sorrisi. Ricordi. Qualche pianta.
Abbracci botanici a voi tutti.

L.
Di solito io vado in brodo di giuggiole per le targhe in italiano arabescato.
L'altro giorno però mi son fatta una risata per il motivo opposto.
Su porta Altinate ho notato -dopo esserci passata un'infinità di volte, ovviamente- una targa a dir poco fulminea.
"Porta espugnata. Ezzelino vinto". E la data.

Ora, confesso di ignorare quasi del tutto le coordinate storiche della vicenda. Ma, dico io, avete combattuto? Avete vinto? Ci sarà pure scappato il morto, no? Il contuso, suvvia.
Embè? Che vacche magre!
Almeno du' cosette a commemorare l'impresa! Un "con ardimentosa audacia e sovrano sprezzo delle nemiche alabarde". Oppure "levando alto grido di pugna, inane si difesero".
Che vi faceva male il braccio a scalpellare?
Mannaggia alla sintesi!
L.

Che voi forse non lo sapete, ma io ho fondato fior fior di Associazioni. Ecco, in effetti non si può dire contino molti iscritti, ma insomma come si dice pochi ma buoni.
Tipo, ho fondato l'Associazione Internazionale per la Difesa del Punto e Virgola. Mannaggia, non lo usa più nessuno!! E a me piace tanto, con quella sospensione indefinita, quel brivido leggero lungo la schiena, quel camminare in bilico tra il lampo di una virgola e l'innegabile tonfo di un punto. Inutile sottolineare il plus-valore che gli deriva dall'essere stato inventato da Aldo Manuzio. Mica Bobby Solo, dico io. E allora, di nascosto, con azione lampo e certo clandestina, quando faccio la correzione delle bozze dei libri che sto lavorando, spargo a punti e virgola a man bassa a ogni pagina, senza pietà per nessuno. Poi qualcuno me lo cassano pure, ma provate a trovarli tutti! Tiè.
Io sono, chiaramente, Fondatore, Presidente, Segretario generale a vita e Gran Califfo in pectore dell'associazione. E poi c'ho sei-sette soci. Ma fedeli, eh! Il buon A., ovviamente ha sempre la tessera numero uno, che non si esime mai e a volte mi chiedo perchè e poi mi trovo la risposta da sola e rido sotto i baffi.
Poi ho fondato il Club di Protesta per la Metrica Truffaldina nelle Italiche Canzoni. Che se c'è una cosa che mi insusta è quando nelle canzoni barano gli accenti delle canzoni per far tornare la metrica. Un esempio? In Samarcanda di Vecchioni ci sono due versi che fanno "Ho cantato insieme a te tutta la notte/ corri come il vento che ci arriverà" ma per far tornare la metrica nel primo verso, sei costretto ad accentare "tuttà la notte". Che voi dite, nient'altro da fare, Lucy( in trentino "te gh'è bon temp")? E c'avete ragione, ma io dico Santa pace, fai il cantautore? Sì. Cosa devi fare quindi nella vita? Scrivere parole e musica e farli andare a braccetto. E allora, Maria Stuarda, fallo bene e non barare che è come uno che fa il portiere e inchioda con le assi mezza porta. Oh.
Detto questo, son mica tarda. Ho già messo nel conto che una certa percentuale di voi, dopo aver letto questo post, non sarà più esattamente desiderosa di frequentarmi (chi non ha già smesso di farlo, intendo dire). Chi invece fosse smanioso di tesserarsi, basta dirlo. Riceverete a giro di posta Tessera+Bacio in fronte.
Saluti.
Lucy

Mi sono resa conto l'altro giorno che negli ultimi tempi m'è venuta una gran curiosità delle vicende passate della mia famiglia.
Qualche settimana fa son persino andata in uno sperduto paesino della campagna veneta a cercare la tomba della mia bisnonna. E l'ho trovata, ma il nome era scritto in modo strano. Si chiamava come me, con un'h di più ma non in fondo, come al limite ci si potrebbe aspettare, ma dopo la S. E allora ho pure telefonato a mia mamma, e a mio zio, e a mia nonna, per sapere come mai. E poi mi son fatta mostrare l'albero genealogico fatto qualche anno fa da un altro zio tachentissimo, che ha pure scassato i cabasisi ai parenti emigrati in Australia perchè completassero i rami di loro pertinenza con tutti gli ultimi nati.
E poi mi son fatta mostrare le foto di quando mio nonno era bambino e dei suoi fratelli e sorelle e le zie zitelle che gestivano l'ufficio postale del paese e sapevano i fatti di tutti, e una loro sorella che aveva una gioielleria e quando le portavano un orologio da aggiustare lei lo scuoteva vicino all'orecchio e poi diceva immancabilmente Tzk tzk, qui è partito il bilanciere. Pure se era rotto il vetro, che tanto il bilanciere era il pezzo più caro da sostituire. E poi pure il proto-prozio (ho perso il filo, non so più chi fosse), che andò in guerra nel '15-18 e si annoiavano talmente nelle trincee sul Carso (quando non andavano agli assalti alla baionetta) che lui e i suoi commilitoni fecero una colletta e poi lui andò in permesso a Bassano a comprare un organetto così canta che gli passa. E il nonno di mia madre, che quando lei era piccola, ogni anno quando c'era sul Monte Grappa la messa per i caduti della Prima Guerra le diceva, Domani ci alziamo presto e andiamo insieme alla messa dei miei amici caduti. E poi si alzavano all'alba, partivano e lui perdeva sempre la strada e arrivavano sempre a messa finita. Ma SEMPRE vuol dire SEMPRE. Ogni santo anno. Non l'hanno mai vista, quella messa. E allora pensi, forse lui in fondo al cuore, non se la sentiva davvero di andare a quella commemorazione e alla fine, com'è come non è, finiva sempre per sbagliare strada e arrivare tardi.
E mi perdo ad ascoltare queste storie, e mi sembrano cose che messe tutte in fila farebbero una specie di Cent'anni di solitudine in tocio veneto.
E invece l'altro ramo della famiglia ha pure delle memorie scritte da mio nonno. Che con spirito pratico, pazienza e lungimiranza, prima di morire scrisse un tomo sulla sua vita. Il secondo lo fece scrivere a mia nonna sulla sua di vita e poi ne scrissero credo altri due o tre sugli eventi della loro vita in comune. Mica con velleità editoriali ma così, per lasciare testimonianza ai nove figli. E mio padre li ha pure salvati, 'sti tomi, che quando c'è stata la spartizione dell'eredità lui se li è fatti dare e li conserva.
Che dico, santa pace, io ho il sangue di tutte queste persone, e allora sarà meglio sapere di che ingredienti son o impastata, no? E metti che un giorno pure Cipollo lo voglia sapere, sarà bene essere attrezzati. Che quello già si vede, che ci sparerà le domande in faccia come pallottole.
Mica possiam fare la figura dei gnampi, dico io.

Ecco.
L.
Beh, insomma. Pure qui a Padova in epoca fascista vennero sventrati dei quartieri medievali (un po' come per la costruzione di via della Concilizione a Roma o di piazza Italia a Trento).
A. andando per biblioteche ha trovato riportata la motivazione delle demolizioni che si volevano fare per creare lo spiazzo di piazzale Insurrezione.
Sentite qui come vengono definite quelle zone: "cupi angiporti ove Venere Pandemia stracca le reni ai nipoti di Antenore".
Rileggetelo per cortesia, e commuovetevi.
BELLISSIMO!!!! Tutto per dire che ci stavano le signorine?

L.

Ultimamente, io e A. abbiamo scoperto un locale nuovo. Che nuovo si fa per dire, visto che esiste da quasi cinquant'anni. E' una trattoria un pò in campagna dova fanno pesce buono a prezzi onesti.
La cosa però che ci fa ammazzare dalle risate sono Loro. Gli Osti. Sembrano Mangiafuoco e signora. Peseranno un quintale l'uno e si aggirano per i tavoli goffi, ironizzando sulle pretese degli avventori (Ancora pan? Ma se' pèzo dei muràri! Trad. per i non veneti: Volete ancora pane?? Ma siete peggio dei muratori!!) e scansando il cane che si accuccia sotto i tavoli e talvolta sopra le sedie.
Dire che sono rùsteghi è decisamente un eufemismo. Le si aggira enorme sbocconcellando sempre qualcosa quando esce dalla cucina e rimbrottando il marito che non sta mai zitto e intrattiene gli ospiti raccontando aneddoti spinti, storielle sulla vecchia Padova e facezie di ogni tipo. Ieri, per dire, avevano fatto della carne alla griglia e c'era in sala un fumo incredibile. A. allora, notevolmente brillo, ha apostrofato l'oste dicendo "Ma no 'a gh'avì 'a cappa??" (Ma non avete la cappa?).
E l'oste: "Non stà dirmeo! Se 'a taco, vien un vento de l'ostrega e ciùcia su tutto 'l caldo!". (Non parlarmene! Se la attacco, viene un sacco di vento in sala e porta via tutto il calore). Dopo un attimo la avvia e infatti le tovaglie sventolano e cominciano a brinarsi i vetri delle finestre...
Insomma, un posto così.
Per ora ci siamo stati solo in inverno. D'estate però hanno i tavoli sotto una pergola di vite e si cena all'aperto.
Si accettano prenotazioni da chi venisse a trovarci...
L.
L'inizio d'anno è spesso occasione di bilanci. Io ne ho fatti pochi, a dire il vero, che le somme si tiravano da sole. Diciamo che se molte delle persone sentite per gli auguri in queste settimane hanno commentato su quest'anno appena passato Anno bisesto anno funesto, beh io invece non posso che augurarmi un 2009 uguale al 2008. Sotto tutti i punti di vista.
A voi tutti, che siate in attesa di un anno che vi riscatti dalle sfighe degli ultimi 12 mesi o che siate invece soddisfatti come me, un abbraccio.
Peraltro, ho appena deciso che d'ora in poi, i bilanci si faranno ogni 22 marzo.
Così, tanto per cambiare.
Lucy.

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