martedì, 04 dicembre 2007

Studio Medico Ventriglia?!?

Oggi sono andata per la prima volta dal mio medico di famiglia qui a Roma. Trovo la via, il numero civico, ma sui citofoni non c'è nessuna indicazione di studio medico. Perplessa, salgo lo stesso, la porta era aperta. Faccio a piedi tutti i piani in cerca di un'indicazione, niente. Trovo aperta però la porta di uno studio dentistico: timidamente, entro.

Una vecchia è seduta dietro al banco di accettazione. Mi avvicino, sorrido e le chiedo "Scusi, è questo lo studio del dott. Roberto Ventriglia?"

Risposta (sibillina): "Non sono mica 'a Cinzia".

Io faccio sì con la testa con aria convinta cercando qualcosa da dire. "Capisco. Certo. Ma, il dottor Ventriglia visita qui?"

La vecchia stavolta annuisce. "Robbe' sta di là a visità"

Sollevata, mi siedo. Una signora mi guarda con aria complice e mi fa "A' Cinzia nun ce sta, ar mattino".

Io: "Oh. Certo. E....chi sarebbe Cinzia??"

"A segretaria", fa la vecchia seduta dietro al bancone "Viene solo al pomeriggio. Io sto seduta qui perchè me fa male 'a schiena sul divano. E poi così apro ar citofono senza alzarmi ogni volta. Però, gliel'ho detto, non sono mica 'a Cinzia".

Rassicurata sull'identità di Cinzia, mi predispongo ad aspettare. E noto che non solo tutti i pazienti collaborano per rispondere al citofono (ma ve pare normale?), ma tutti quelli che entrano nello studio, je danno del tu, a Robbè. "A Robbè, me fa male l'anca". E Robbè: "Sò quindici anni che te fa male l'anca, Piero. Hai almeno cambiato lato?".

A un certo punto resto sola in sala d'attesa e la prima vecchia mi raccomanda: "A signorì, er citofono, eh!". E infatti anch'io mi affretto a fare il mio dovere, appena suona qualcuno.

Ma il meglio arriva verso la fine. Tutti stanchi e di fretta, non vediamo l'ora che arrivi il nostro turno. Ma Robbè, santa pace, continua a ricevere telefonate e non va avanti con le visite.

Un signore seduto accanto al telefono (suonava prima l'apparecchio in sala d'aspetto e solo dopo qualche squillo quello nello studio di Robbè) ci pensa un pò su e poi fa. "Ma sai che tte dico? Io je stacco er telefono..."

Una signora, evidentemente novizia come me, fa notare: "Ma è uno studio medico! E se è un'urgenza?"

La prima vecchia: "Se è un'urgenza e chiamano Robbè, fanno in tempo a morì"

"E se poi esce e il dottore s'arabbia?"

Aforisma finale: "A Robbè, nun s'arabbia mai"

Lucy

Postato da: sachertorte a 19:18 | link | commenti (5)

domenica, 02 dicembre 2007

L'altro giorno, sciopero totale degli autobus. A Roma, per semplificare le cose, c'erano anche i tassisti che si accapigliavano con Veltroni e bloccavano pure loro la circolazione. Tanto per capirsi, ci ho messo due ore e un quarto per arrivare a casa.

Ma me so' impegnata, eh. Ho fatto prima la posta alla fermata di un autobus per tre quarti d'ora (sai mai qualche autista crumiro...) poi, visti gli esiti modesti del mio personale picchetto (non ne era passato nemmeno uno), mi sono spostata a una fermata della metro in attesa che riaprissero i cancelli per la fine dello sciopero. Cosa avvenuta con tre quarti d'ora di ritardo e semi linciaggio del povero addetto che apriva tutti gli ingressi.

Vabbè, in tutto ciò, mentre aspettavo pazientemente a una fermata, c'erano ovviamente altre persone nelle mie condizioni, e si attaccava bottone, ma lei da quanto aspetta, e il 23 è già passato, macchè macchè io son qui da mezz'ora e cose simili. Arriva anche una ragazza della mia età. Bellissima, tacchi da 13 cm, pellicciotto, occhiali da sole, capello scolpito. Lì, ferma alla fermata come noi.

E io già mi facevo prendere dal sentimentalismo, che sèmo tutti romani, tutti nella stessa barca, ma intanto fàmo amicizia e guarda che bello che cose che ti regala 'sta città.

Ecco, mentre io rimestavo beata questa marmellata di buonismo beota, si è accostato alla fermata un fuoristrada. Grande più o meno come l'astronave di Indipendence Day, ci ha fagocitati tutti nella sua immensa ombra: nero, lucido, finestrini oscurati, ruggente.

L'impellicciata, non ha fatto una piega. Non ha accennato un sorriso. Trincerata dietro i suoi occhiali scuri, ha aperto con aria annoiata la portiera, si è mollemente seduta sui sedili in pelle grigia scamosciata. Slam. Vroom.

Ma non aspettavi l'autobus con noi, Bella? Non eravamo tutti amici, tutti sulla stessa barca??

Stronza.

L.

Postato da: sachertorte a 12:13 | link | commenti (1)