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Aggiornamenti imprevisti
In questi giorni sono di umore un pò strano. A volte febbrile, a volte borbottante, talvolta malinconico. Ecco, non più di quattro minuti fa ero un pò pensosa. E lavavo i piatti, pensando e brontolando tra me. Quando, Radio Subasio mi ha sparato a tradimento Somewhere over the rainbow (per i meno esperti, se cliccate sul titolo e accendete le casse, sentite la suddetta canzone). E mi sono talmente esaltata che ho pensato, quale occasione migliore per scacciare la malinconia?
E quindi, rigorosamente armata di guanti gialli di plastica, mi son messa a saltellare e ballicchiare e sculettare tutta sola in cucina. Troppo, sculettare. Nel senso che presa dalla foga ho dato una culata, ma una culata allo spigolo del tavolo, che lo so solo io quanto male mi son fatta.
E, accasciata sulle mattonelle verdi, mugolavo dal dolore e intanto ridevo, ma ridevo come una cretina.
Ci scommetto, che mi viene un livido grande come il Madagascar.
Ci si chiede: sarà almeno a forma di arcobaleno?

L.
Pensieri serali sparsi

- Quando arrivi a un bivio, inutile far finta di non vederlo.
- Ho scoperto che sopra il mio balcone brillano Orione e la sua spada. Mica me l'avevate detto.
- Ieri ho abbonato uno che mi ha detto, con aria molto professionale, che aveva trovato varie strade culturali per promuovere la sua poesia. Quali? faccio io incuriosita. Beh, sono andato alla Corrida di Corrado.
- Mica sempre si ottengono tutte le polpette che ti promettono. Segna.
- Mica conosco tutti quelli che mi mandano cartoline. Specialmente se vengono dalla Repubblica del Mali e sono scritte in francese.
Lucy
Mescolare il serio e il faceto, era una delle sue molte fisse.
A distanze siderali, è un'acrobazia che ancora mi tenta.
Forse per questo stasera alterno farfalle al ragù e versi di Montale.
E le ditate rimaste all'orlo delle pagine, sono certo volontarie.

L.
Polpettomania transfrontaliera
La nostra inviata dalle lande germanica, la prode B., mi fa notare che in tedesco polpetta si dice Klops. Ci terrei a riportare le sue parole riguardo al simpatico vocabolo: è una parola proprio onomapoetica, suona così rotondo e saziante com'è [B. 2008, op. cit.]
Impossibile poter aggiungere qualcosa di altrettanto significativo. Tranne forse, un'immagine.

L.
Ci son cose che mi fanno perdere il sonno.
Ad esempio, la storia delle polpette.

Premessa: a me le polpette piacciono molto. Fritte, col sugo rosso, al burro e salvia, al vino bianco, in tutti modo. Soprattutto: sono la prima cosa che mi viene in mente quando ho fame. Ci sono altri piatti che mi piacciono quanto le polpette ma al momento cruciale, non so perchè, è sempre a loro che anelo.
Ecco quello che fa perdere il sonno: nel mondo della ristorazione, ci sono locali dove puoi mangiare di tutto. Ristoranti, bar, trattorie, autogrill, hanno un loro ambito specifico (non andrei certo in un bar a chiedere un'amatriciana), ma sono posti dove trovi una certa varietà di alimenti.
Poi ci sono invece dei cibi talmente particolari che hanno creato dei luoghi a loro consacrati: pizzerie, creperie, kebab, piadinerie, hamburger. Per carità, in pizzeria magari trovi anche il piatto di pasta, ma è il concetto che conta: è un posto nato per mangiarci la pizza.
Ecco, io davvero mi scervello e non vedo alcuna ragione al mondo per non elevare le polpette a tale rango. Che io ci impazzirei, se aprissero delle polpetterie: polpette di tutti i tipi, servite anche in comodi coni di carta da passeggio. No? Ditemi voi, se al posto dei kebab in franchising, non ci stareste ad abboffarvi di polpette e cous cous. O di polpette fritte belle croccanti.
Santa pace. Ma lo vogliamo fare? Eh? Ci state? Dai, io lo fondo e poi voi vi tesserate: un bel Comitato Nazionale per la Tutela, la Rivalutazione e la Secessione delle Polpette Unite.
Alla faccia della generazione antipolitica.

Lucy

Son tornata, eh.
Son tornata e Roma mi ha accolto con aria scontrosa e raffreddata, e un piumone di nuvoloni paonazzi che manco sembrava d'esser andata via da Padova.
E ho scoperto d'esser tornata una nordica scontrosa e immusonita, in queste settimane al nord, che mi davano fastidio pure i vecchiotti che cercavano di scambiare due parole alla fermata dell'autobus.
Datemi due giorni.
Due giorni, e m'interronisco di nuovo.
Giuro.
Abbracci a voi tutti. Che il 2008 sia per voi proficuo anzichenò.
Lucy
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