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Questo fine settimana siamo scesi a Roma a recuperare tutte le cose lasciate da Pollon dal Trasloco-Episode One.
Sabato sera, passeggiando per la Garbatella, un scenetta in romanesco stretto STRE-PI-TO-SA.
Un vecchietto scende a portare la monezza. Un suo vicino di casa, in quella arriva e parcheggia.
“A Nenè, ‘do sei stato?”
“So’stato alle terme di Caracolla, alla Festa dell’Unità. Ma non c’annare, eh!”
“Ah no, e perché?”
“Eh. Pe’ magnà, se magna. E’ che SE PAGA!!”
”Ah Nenè. Nun ce stanno più, li comunisti de ‘na vorta…”
Noi stavamo a morì…..
Lucy
Ogni mattina, passo per il centro della città. Il posto dove lavoro sta in una classica via di Padova, i portici ombreggiati di qua e di là, palazzi storici -o quantomeno vecchi- a fiancheggiarla.
Uno di questi palazzi, però, è moderno. Ed è pure brutto. Certo costruito sulle fondamenta di uno più antico, per non stridere troppo con quelli circostanti, è tutto in mattoni e, sempre in mattoni, hanno pure fatto il portico, con bizzarri archi a sesto acuto pseudo-neo-moresco. Per capirsi. Se avete capito.
Vabbè, insomma, su ‘sto palazzo moderno hanno messo uno di quei mascheroni di marmo che spesso ornano le facciate dei palazzi barocchi e che probabilmente stava sull’edificio preesistente. Solo che, a guardarlo, ‘sto faccione antico, sul palazzo del novecento c’entra come i cavoli a merenda: si vede che è imbarazzato a stare in quel contesto nuovo. E incongruo. Ecco, quel mascherone barocco sono io in questo periodo.
La Lucy vecchia, presa e impiantata in un posto nuovo. Mi faccio buffo da sola.
Poi mi ambiento, lo so che mi ambiento.
Ma mi stupisco che i passanti non mi fermino per strada a salutarmi e chiedermi “Oibò, signorina Lucy, ma è tornata?”.
O almeno a chiedermi un autografo, dico io.

Lucy
Qualche tempo fa ho appurato che (almeno a Roma), se una fanciulla indossa una lunga e svolazzante gonna rosso fuoco, trova un sacco di autisti disposti a farla passare alle strisce e che persino gli arcigni autisti dei bus la tirano su anche senza essere alla fermata (cosa che di solito non avviene MAI, nemmeno sotto pioggia battente e inseguiti dai lupi).
Oggi ho imparato che (almeno a Padova), se una fanciulla impiega la sua domenica pomeriggio (nient'altro da fare? no, nient'altro da fare) a fissare col filo di ferro nove girasoli di stoffa sul cestino della sua bicicletta, il lunedì mattina persino gli autisti DELLE CORRIERE (direzione, Abano T.) le danno la precedenza in rotatoria.
Son soddisfazioni.

L.
Sono tornata. Che prima non c’avevo la connessione e mò ce l’ho.
Breve riassunto delle puntate precedenti per chi si fosse perso dei pezzi.
- mi sono licenziata dai poeti pazzi
- mi sono ri-traferita a Padova
- ho cambiato lavoro
- mi sono avvicinata all’amorino mio
- mi danno uno stipendio migliore di prima
- pago la metà di affitto
- vado al lavoro in bicicletta. Nove minuti. Se sono otto, sono sudata e puzzona. Meglio nove.
- Teresa (la poltrona), Milli e Beatrice (le mie piante grasse) sono venute con me
- è cambiato il Presidente del Consiglio
- quest’estate tutti col panama. E c'è chi si è già adeguato al look.

Omaggi.
L.
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